I caffè letterari fiorentini
Oggi stavo leggendo un vecchio libro che parla della Toscana della sua cultura, le tradizioni i luoghi da vedere ecc... poi un bellissimo articolo ha rapito la mia attenzione, un articolo che parlava appunto dei vecchi caffè letterali fiorentini, visto che sono anche un po' romantico mi sono soffermato e vedendo che ormai questi punti di cultura sono praticamente scomparsi in città, mi faceva tremendamente curiosità questo articolo che negli anni 80 denunciava il loro pericolo di estinzione. Ecco l'articolo:I pochi rimasti, che si ritrovano da Paszkowski, adesso vanno da Doney, in via tornabuoni. dove si vedono i mercoledì ed i venerdì. Dei caffè letterari fiorentini non è rimasto più nulla, nemmeno i ricordi visibili dei tavolini con i piani in marmo e le fotografie gloriose incorniciate. Da Paszkowski, il polacco venuto a Firenze, che si imparentò con Papini e che aprì, in piazza della Repubblica, un bar frequentato dai sopravvissuti ermetici, non ci va più nessunoda due anni. "Da quando l'hanno rinnovato e ha cambiato fisionomia, non ci piace più. Troppo rumoroso, ci hanno messo anche il juke-box" commenta Bigongiari.
Il Bottegone in Piazza Duomo è diventato una "spaghetteria". Forse era il meno famoso di tutti ma anche questo locale ebbe un suo ruolo; ci andavano Romano Bilenchi, i giornalisti del Nuovo Corriere e della Nazione, quando era in via Ricasoli e lo frequentavano gli attori del Niccolini, quando era uno dei grandi teatri di prosa d'Italia.
E' cambiato anche il Gambrinus, che nei primi del Novecento alcuni intellettuali preferivano perchè riservato, tranquillo con i sèparè e i divani di velluto intorno alle colonne, in un'affascinante atmosfera viennese. inutile poi andare a cercare qualche traccia del glorioso caffè Michelangelo in via Cavour. E' rimasta solo una lapide con una prosa celebrativa ricorda che li nacquero i macchiaioli. Oggi c'è un piccolo bar di passaggio con una scritta "caffè New York".
La fine di un epoca
Sono cambiati i tempi e questi luoghi non sono stati risparmiati dal mutare delle abitudini. Ora sono diversi i clienti, i proprietari; i bar sono diventati pizzerie. In Francia , a Parigi, i caffè come questi sono tutelati e nessuno si sognerebbedi trasformarli. Da noi invece questo non succede. E' la fine del colloquio e nella casualità dell'incontro che il vecchio caffè proponeva. La pizzeria non propone più niente. Solo pochi intellettuali conservano la tradizione, appartati in una saletta di Doney. Molti altri se ne sono andati hanno lasciato Firenze, sono emigrati a Roma, Milano. Serve a qualcosa rimpiangere il passato? Per Eugenio Monatale no. " La scomparsa dei caffè letterari - commenta il poeta - non è un fatto che riguarda solo questa città. Mi dispiace però che delle vecchie Giubbe e degli altri non sia rimasto più niente ma non so a quali strumenti legali si potrebbe ricorrere per impedire che luoghi come questi vengano distrutti. Come si fa ad intervenire in una sfera che riguarda la proprietà privata? Purtroppo tutte le città hanno perso queste testimonianze. Era inevitabile. Certo che si prova nostalgia, ma la nostalgia non serve. L'unica salvezza poteva venire da qualche mecenate oppure dovevano intervenire le autorità venti, trenta anni fa".Anche le Giubbe hanno cambiato proprietà di recente. Ci possono capitare anche clienti molto diversi. Non è più quello, il caffè dei Vociani, di Campana, Soffici, papini, Rosai, del gruppo solariano, di Montale, Gadda, di Vittorini, Landolfi e Gatto.
Non c'è più nemmeno Cesare, il vecchio cameriere che il caso rese amico di tanti nomi illustri e di quei e di quei clienti un po' strani e distratti, che stavano a tavolino la mattina, il pomeriggio e la sera, e a quei tavolini scrivevano, pensavano, facevano il giornale quando usciva Campo di Marte.
Un misto di rassegnazione e nostalgia
E' ormai finita un'epoca anche per Rivoire, il celebre bar di Piazza Signoria, conosciuto in tutto il mondo per la sua cioccolata. Dopo oltre un secolo ha cambiato proprietario e qnache qui sono entrati i muratori per rinnovare tutti gli allestimenti. Rivoire, che aprì nel 1872 non ha particolari tradizioni letterarie ma è sempre stato il ritrovo per le ore libere della buona società, per l'aristocrazia e per i molti stranieri, soprattutto inglesi, che a cavallo dei due secoli vennero a Firenze.Da quando Enrico Rivoire, fornitore della casa reale, faceva la cioccolata con una speciale macchina a vapore e la offriva ai suoi raffinati clienti, intellettuali compresi, è sempre stata eseguita con la stessa ricetta.
E' il tramonto di un antico e diverso modo di vivere e molti danno l'addio a questo mondo senza rimpianto.
Tra questo misto di rassegnazione e nostalgia stanno scomparendo queste testimonianze della storia della letteratura. Peccato che si faccia così poco per salvarle e che ci si adagi con fatalismo nella convinzione che nessuno torna indietro. Certo questo è vero, ma non è il punto, perchè l'arte non vive di musei ma di memorie sì.
Tratto da Toscana edizioni Atlas
Così finiva l'articolo di quel vecchio libro che ho ritrovato.
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