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Paolo Coen si esprime nell’ insegnamento accademico di Michelangelo, Raffaello e Caravaggio con un sorriso sulle labbra!
C
hi è il migliore e più attendibile critico d'arte in Italia? Ovviamente il professore e storico d’arte moderna Paolo Coen. E’ un piacere sentirlo parlare di Caravaggio davanti alla Flagellazione di Capodimonte oppure al cospetto del Bacco degli Uffizi, o meglio ancora alla borghese gallery di fronte al David o al Ragazzo con la canestra .
Puoi rimanere in piedi per ore a sentirlo illustrare e spiegare Giotto, Masaccio e Van Gogh senza stancarti mai. Approfondisci la tua conoscenza con ammirazione per la chiarezza dei contenuti, limpidezza dell’intelletto e per la fluidità della comunicazione sempre ben definita e altamente istruttiva.
Si capiva anche a lezione che Paolo Coen riesce ad andare al di là del piatto studio accademico, che in lui tutta l'erudizione, assume il volto più puro della cultura, quella vera! Quella che davvero serve da fonte di conoscenza e che dopo gli esami all’università di storia dell’arte, rimane un valore essenziale per progredire negli studi e nella comprensione della vita.
E poi quel che è successo dinanzi a Burri! Io e tutti gli altri pensavamo che fosse diverso da Caravaggio. Paolo Coen apre gli occhi. Fa capire che l'arte è una sola. Che non esiste discontinuità, ma diversità da condividere e da rendere tua. Dice una cosa molto semplice, eppure non banale: Che tutta l' “arte antica”,
quella che vediamo noi oggi come antica, gli old masters, una volta è stata “arte contemporanea”, che molte delle polemiche, dei contrasti e anche delle incomprensioni che crediamo caratteristici dell'oggi sono stati caratteristici, sia pure attraverso linguaggi diversi, anche dello ieri.
A lezione con il professore Paolo Coen oppure nei musei d’arte più significativi che abbiamo visitato insieme, molti di noi non erano convinti, erano scettici. Una volta ci ha raccontato allora di una cosa che gli era successa durante una visita a Firenze: durante una conversazione in un salotto fiorentino, gli fu chiesto di dare spiegazione a una mostra di un artista contemporaneo. Non ricordo adesso il nome ma era uno importante come Maurizio Cattelan oppure Jeff Koons. Quest' artista era stato protagonista di una performance al Museo Pecci di Prato che consisteva nell'intingere le chiappe in bacinelle di vernice e con le chiappe stesse lasciare poi i segni su una parete bianca.
La cosa sembrava avere preso una piega da ridere. Noi stessi avevamo cominciato a ridere. Ricordavamo quelle lezioni sulla pop art e ancor più sulla body art, dove gli artisti, i performers addirittura si feriscono. Ma Coen non rideva affatto. Perché in realtà era una cosa estremamente seria. E non solo perché l'artista, con ogni evidenza, si rifaceva, chiamava in causa alcune operazioni di carattere antropologico, dove i guerrieri segnano il loro territorio affinché altri non ne prendano possesso. Oppure meccanismi di valenza identitaria, insomma più o meno dello stesso spirito di quelli che lasciano i graffiti “criminali” per le strade sottolineando cosi con un semplice gesto spontaneo la loro presenza. Ma soprattutto il prof. Coen ci ha
insegnato una cosa fondamentale di qualsiasi vera forma di arte. Vale a dire che ogni “vera arte”, ed ancor più quella di oggi, agisce in primo luogo sul pubblico, su chi fruisce l'opera, creando ogni volta uno spostamento in avanti, un allargamento del cerchio della fruizione e delle comprensione dell'arte stessa sotto qualsiasi natura essa venga espressa.
Paolo Coen si dimostra eccezionale tuttavia non solo a voce, nel convincere, nello spiegare, nell'illustrare le sua visone a 360 gradi sulla storia dell’arte italiana e non solo. Bisogna leggerlo per capirlo davvero. Allora diventa immenso.
Mi ricordo quella volta che ho dovuto preparare l'esame di storia sociale dell'arte con Lui. Mi sono resa conto allora che il suo contributo nella storia dell'arte è veramente fondamentale. Che, magari non ce ne stiamo accorgendo, che finalmente aspettavamo tutti la persona capace di rivoluzionare i medoti adottati nelle Università italiane sulla storia dell'arte. Non a caso Enrico Castelnuovo lo chiama il nuovo Francis Haskell. Per me è veramente da premio Nobel!
Coen nei suoi articoli e nei suoi libri spiega in modo geniale come mai il mercato dell'arte rappresenta un fattore importantissimo, cruciale, illustre, pregevole, nobile nel considerare la storia dell'arte nel suo complesso. E’ un critico molto raffinato, una lama affilata, un'illuminazione della mente. Invalicabile!
E’ straordinario come riesca a fare tutto questo in modo semplice ma incredibilmente accurato. A lezione ci fa ascoltare, di tanto in tanto, musiche di Beethoven, Mozart, ma anche Peter Gabriel. Ecco io credo che la il professor Paolo Coen abbia la stessa apertura mentale e la stessa ispirazione
Si capisce davvero come tutto quello che egli scrive non è distrattamente appiccicato,come invece capita con gli altri docenti. Al contrario, tutto è logico, consequenziale, e fantasticamente perfetto!
Magico Coen!
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Contatto diretto con il Professor Paolo Coen: http://www.paolocoen.blogspot.com/ |