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Da buon fiorentino mi sono sempre domandato come ci possono vedere gli altri da fuori, da come la gente possa considerare i fiorentini così sono andato a spulciare su qualche libro ed ho trovato questa bellissima testimonianza:" I fiorentini sono arroganti, linguacciuti e avari, e per di più ce l'hanno sempre con tutti: così vi diranno gli altri italiani. E i fiorentini, in un raro momento di obbiettività e magari con un sorrisetto compiaciuto, diranno che è tutto verissimo, anche perchè il primo a dirlo è stato uno di loro, quando li chiamò << ...ingrato popolo maligno... gente avara, invidiosa e superba>> (Inferno, xv, 61, 68), e non si può dire che non li conoscesse, se pensarono bene di mandarlo per sempre in esilio. Del resto, non è che si preoccupino molto dell' opinione degli altri, soprattutto non vanno in giro a chiedere che cosa si pensi di loro, probabilmente perchè succede piuttosto il contrario, che cioè siano gli altri che vengono a visitarli.
I fiorentini infatti non amano punto viaggiare(anche se hanno dato al mondo alcuni dei più grandi viaggiatori dela storia, come Amerigo Vespucci e Giovanni da Verrazzano), e quando si decidono a farlo, scoprono invariabilmente che a Firenze, si sta meglio che in qualsiasi altra parte; così quelli che vogliono dirne male li chiamano provinciali.
Ebbene, sono sette secoli che i fiorentini traggono da questa accusa il loro massimo orgoglio.Fin dal Duecento, infatti, essi sono stati convinti che la loro città non ha avuto eguali al mondo, se si eccettuano, forse, Atene e Roma. Anche nei peggiori momenti della loro storia, questo orgoglio civico così peculiare non venne mai meno: Chiaro Davanzati, poco dopo l'umiliante sconfitta di Montaperti del 1260, ad opera di un esercito senese molto più piccolo, non si peritava ad esclamare:<< Ahi dolze e gaia terra fiorentina, fontana di valore e piagenza...>>.
E Dante che per diciassette anni aveva ricoperto nella città diverse cariche pubbliche, costretto ad un esilio in cui dovette passare gli ultimi diciannove anni della sua vita, per quanto esulcerato e pieno di risentimento e di amarezza, sicurissimo del Purgatorio, se non di peggio, per quasi tutti, concittadini e non, rimase sempre un fiorentino purosangue, ed ebbe fino alla morte una nostalgia bruciante per la sua città".
Scritto da Eve Borsook da:"Ecco Firenze", ed. Mursia.
Che altro aggiungere? credo che questo brano sia molto esplicativo de grande e smisurato ego che accompagna ogni fiorentino, buona Firenze a tutti!
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