Questa è Firenze!
Il colore di Firenze è rosso grigio, un'altalena bitonale: una macchia di pietre e di cotto che, nelle belle giornate, quando arriva l'ora vaga del tramonto, si stempera a poco a poco nel cielo, perde forza, si confonde. Poi si immerge nell'azzurro dell'orizzonte che diventa sempre più cupo, fino a toccare le cime delle colline, a fuggire lungo la campagna terrazzata, cesellata dal secolare lavoro degli uomini.
Sono questi i momenti più inediti e più veri di Firenze, una città forse, sulla quale troppo s'è scritto e della quale non pare vi sia più alcuna cosa da dire.
Ma presa così, vista girovagando per le sue zone esterne, in una magica zumata, di curva in curva, ci viene incontro e si rivela. Ecco perchè se date retta ad un consiglio, suggerirei di scoprirla dall'alto.
In questo modo almeno la banalità dei suo agglomerati periferici, le strade impazzite dal traffico e dal rumore, le nuove ed estrenee strutture, vengono nascoste, quasi cancellate.
Dolcemente dominata dalle colline di Careggi, Settigano, Bellosguardo e di Fiesole, solcata da lunghi viali verdi, ingentilita da grandi macchie improvvise di parchi e giardini, Firenze si rivela remota, soffusa da uno strano, inquietante fascino, un misto di vivacità e di compostezza, con improvvise vampate di silenzio e di serena armonia. In questo modo la si può trovare ilare e rigorosa e astrattamente folle.
Di lei certo troppo si è letto e troppo si è detto. Rischia di fare la fine dei “Promessi Sposi” che, imposti al ginnasio, non si aprono più per tutta la vita, o del “Trovatore” sentito e risentito a tal punto che ce ne sfugge la stupenda bellezza.
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